E’ questa la vita che sognavi?

Spesso c’è un momento improvviso direi, in cui una domanda si fa spazio nella mente di tutti: è davvero questa la vita che sognavo?
Non arriva nei momenti di crisi plateale.
Arriva mentre tutto sembra andare avanti: si studia, si lavora, si “tiene duro”, si rispettano le tappe.
Eppure qualcosa stona..
Molti giovani oggi non si sentono falliti, si sentono intrappolati..
Intrappolati in percorsi che promettevano stabilità e che invece restituiscono precarietà..
In lavori che non sono nemmeno odiati, ma che non accendono nulla..
In università che parlano di futuro mentre chiedono sacrifici presenti non riconosciuti, spesso non retribuiti, spesso invisibili..

Secondo diverse ricerche, una grande parte dei giovani adulti prova una sensazione costante di sospensione. Non è dove vorrebbe essere, ma non può nemmeno permettersi di cambiare davvero direzione.
Eh no, questa non è immobilità, questa è una corsa sul posto..

Si sogna la libertà — di viaggiare, di fare esperienze altrove, di esplorare il mondo e se stessi — ma ci si scontra con una realtà che chiede pazienza infinita e risorse che spesso non ci sono..
Si desidera indipendenza economica, ma si accettano anni di lavoro gratuito o sottopagato “per costruire qualcosa”, senza la certezza che quel qualcosa arriverà davvero..

E allora la domanda torna, più forte:
quando abbiamo smesso di immaginare una vita piena e abbiamo iniziato ad accontentarci di una vita sostenibile?
Forse quando ci hanno insegnato che desiderare troppo è pericoloso?
Che sognare in grande è da ingenui?
Che la gratitudine deve venire prima della felicità?

Forse quando abbiamo iniziato a chiamare maturità la rinuncia?
Quando ci siamo convinti che sentirsi stanchi a trent’anni fosse normale..?

Quando abbiamo smesso di chiederci “cosa voglio davvero?” e abbiamo iniziato a chiederci solo “cosa posso permettermi?”
È la fatica di sentirsi responsabili di tutto, senza avere il potere reale di scegliere..
È il peso di dover essere grati, mentre dentro cresce la frustrazione..
È il conflitto tra ciò che si desidera e ciò che “è giusto fare”..

Molti giovani oggi non chiedono lusso.
Chiedono spazio.
Spazio per sbagliare senza essere schiacciati.
Spazio per crescere senza sentirsi in colpa.
Spazio per costruire una vita che non sia solo sopravvivenza ben organizzata. Forse non tutti hanno già una risposta, forse non è nemmeno questo il tempo delle risposte..
Forse la prima cosa da fare oggi, non è cambiare tutto ma non smettere di ascoltare quella domanda.
Chiedersi: “è questa la vita che sognavo?” non è segno di ingratitudine, è segno che nonostante tutto, una parte di te è ancora viva e pretende spazio e finché quella voce resta, non sei perso, sei solo in cammino.

Un cammino che non serve a darti risposte immediate, ma a ricordarti che sei fatto per qualcosa che ancora non vedi.
E questo, forse, è già un inizio.

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